Una ricetta dal sito di Franco Monopoli

Dal sito web dell'amico Franco Monopoli (http://www.francomonopoli.altervista.org) ecco un'altra interessante ricetta


Gli ingredienti:
  • Quattro uova grandi (del supermercato e mai da allevamenti rurali) da 70 gr. o 5 uova medie da 60 gr.
  • Un litro di latte parzialmente scremato a lunga conservazione
  • 250 grammi di pane grattugiato
  • da 5 a 20 grammi di un multivitaminico (a seconda il prodotto usato)
  • 20 grammi di zucchero a velo (per migliorare il sapore del multivitaminico)
  • 4 grammi di sali minerali
Le uova le facciamo sode con bollitura di 10 minuti. Una volta sbucciate useremo i quattro bianchi e solo due rossi durante i periodi di riposo. Con anche gli altri due rossi durante le cove.
Del latte recuperiamo la parte solida (caseina e lattoalbumina). Mettiamo a bollire il latte e nel frattempo prepariamo in un bicchiere quattro cucchiaia (ml.75) d’aceto di mele (acidità 5- 6%) che verseremo sul latte nel momento in cui questo raggiunge i 100 gradi, cioè quando il bollore lo porta a salire nel pentolino e sta per fuoriuscire. Vedremo immediatamente raddensare la parte solida, aspettiamo il secondo bollore e quindi versiamo il tutto in un colino, sciacquiamo il prodotto, lo pressiamo per fare fuoriuscire il più possibile l’acqua, ed avremo quello che ci serve. Con questo sistema eliminiamo il "lattosio" il quale rimane nella parte liquida che buttiamo.
Sconsiglio di usare latte in polvere proprio per il fatto che contiene "lattosio", quindi molto pericoloso per l'intestino del cardellino. Sconsiglio anche l'acquisto di prodotti a base di caseina, perchè non sappiamo con quale processo industriale è prodotta.
I 250 grammi di pane grattugiato (anche un pò meno se le uova sono piccole) devono essere possibilmente in confezioni sigillate, perché è meglio non fidarsi di lavorazioni improvvisate o artigianali, magari fatte con scarti di pane vecchio.
Per il multivitaminico usare 5 gr. nei periodi di riposo e raddoppiare durante le cove (se si usa Il MULTIVIT). Per il CHEZOOVIT usare 10 gr. nei periodi di riposo e raddoppiare durante le cove. Più 20 gr. di LIEVITO alimentare (in erboristeria).
I sali minerali vanno aggiunti in entrambi i casi, nella misura di 3-4 gr.
Il tutto va messo nel tritatutto e amalgamato uniformemente. Si ricava un pastoncino morbido ed appetito quasi subito da tutti gli uccelli. Tenere in frigo e consumare in 4 - 5 giorni. Unica controindicazione: va somministrato due volte al giorno, e la sera buttati gli avanzi per evitare che durante la notte si deteriori specie in ambiente umido.
Volendo si possono preparare tante piccole confezioni da tenere nel congelatore. Tirare fuori dal congelatore la sera prima il necessario per il giorno dopo.

NOVITA':
Quest'anno (cove 2008) sempre alla ricerca di miglioramenti ho usato come integrazione vitaminica i prodotti della ditta PAGNINI (http://www.labpagnini.com/) per l'esattezza MULTIVIT (multivitaminico)+ 4 gr. PICALMIX (sali minerali). Ho eliminato l'uso del lievito proprio grazie all'apporto di colina, metionina e lisina contenuti nei suddeti prodotti. Il risultato è stato che i piccoli sono usciti dal nido a 14 giorni anzichè ai soliti 17-18 giorni con un guadagno nello sviluppo fisico notevole.

I giudizi alle mostre

In questo momento ho a disposizione dieci coppie di organetti cabaret, tra ancestrali, pastello, pastello bruno, bruno, scuro e diluito. Sto cercando di fare attenzione a non acquistare mai meticci tra cabaret e rostrata o tra cabaret ed exilipes. Purtroppo in mostra vincono sempre i soggetti di taglia più grande, che a mio avviso si discostano molto dallo standard, che dovrebbe avvicinarsi al cabaret. Si vedono sempre più vincitori senza fianchi, senza disegno, ma tondi e grossi. Purtroppo anche i becchi si avvicinano più a quelli di un verdone che a quelli degli organetti veri e propri. Forse un giorno verrà redatto lo standard degli organetti e avrò ragione io, che vinco solo quando chi giudica i miei soggetti conosce davvero quale sia la struttura e il disegno di un organetto. Chi alleva estrildidi gode di tutta la mia ammirazione, ma dovrebbe giudicare... estrildidi, non fringillidi. Inoltre non condivido chi giudica gli organetti pastello nero bruno come se fossero agata, rifacendosi allo standard dei canarini (?). L'organetto agata, per fortuna o purtroppo, non esiste, anche se i belgi si ostinano a chiamare i pastello "Agata" e i pastello buno "Isabella". Invece di accostarsi ai propri selezionatori, gli italiani tendono ad imitare i "maestri" belgi... e sbagliano. Sono convinto che, negli organetti, ma anche nel resto dell'avifauna, gli italiani siano ottimi allevatori e che vadano tenuti in considerazione.

Decalogo per acquistare bene alle mostre

Vorrei darvi qualche consiglio per tornare dalle mostre "illesi" e non prendere fregature (scusate se sembro presuntuoso, non mi ritengo un esperto ornicoltore, ma le fregature le riconosco bene perché ne ho viste fare tante e ne ho prese anche io):

1- Diffidate dai prezzi troppo bassi, celano sempre qualche inghippo.

2- Un allevatore VERO di cardellini o di indigeni, in genere, non vi dirà mai che ha solo ancestrali perché le mutazioni gli fanno schifo. Quindi se vedete i gabbioni pieni di ancestrali e non perfettamente acclimatati, diffidate.

3- Molti commercianti sono provvisti di apparecchiature atte ad inanellare soggetti palesemente di cattura (non mi dilungo su questo argomento, ma ce ne sono di diversi tipi). Fate attenzione. Come è accaduto lo scorso anno, nel nostro piccolo noi dell'associazione ci offriremo per dare una mano ai meno esperti o ai 'distratti' affinché non cadano in tranelli. Prima di acquistare un soggetto, rivolgetevi ai vostri 'colleghi' dell'associazione, quattro occhi sono meglio di due.

4- Le zampe dei cardellini nati in cattività non sono MAI nerissime. L'anello per questi animali è quello A, mai il B.

5- Se un animale è gonfio in mostra scambio, difficilmente, giunto nel vostro allevamento, ritornerà in perfetta salute.

6 - Quando acquistate soggetti appartenenti a specie indigene o esotiche d'importazione (li chiamano così, ma sempre di cattura sono), diffidate delle pancione giallissime e apparentemente grasse. In molti casi è la conseguenza di una terapia medica e non dell'alimentazione ricca. Una volta a casa vostra, interrotta la somministrazione di questo o quel medicinale, gli uccelli avranno un vero e proprio calo e potrebbero morire. Una pancia anche un po' rossa, ma non gonfia, se il fegato non è visibile (la macchietta scura nell'addome, per intenderci) e il petto non è a lama di coltello, può andare anche bene.

7- Se avete deciso di prendere un soggetto e lo vedete in mostra insieme ad altri animali, prendetelo subito: magari spenderete qualche euro in più, ma avrete la possibilità di tenerlo nel vostro contenitore, con cibo buono ed acqua fresca... e avrete tempo anche per scovare qualche magagna e sgunzagliare i doberman. Fatevi consegnare sempre il certificato di cessione. A questo punto apro una parentesi: il "certificato di cessione di fauna autoctona a scopo amatoriale" è quello che vi devono consegnare quando vi cedono soggetti appartenenti alla fauna europea (cardellino, organetto,fanello, fringuello, verdone, verzellino, lucherino, ecc). Non c'entra niente con il Cites (che invece serve per specie esotiche). Per la fauna europea l'organismo preposto al controllo è l'ufficio caccia e pesca della Provincia. Per la Cites è il Corpo Forestale dello Stato. Per cui, non vi fate prendere ingiro... non esiste il Cites per il cardellino, ma solo il certificato di cessione.

8- Quando acquistate un soggetto, informatevi sull'alimentazione: se un cardellino, ad esempio, è cresciuto mangiando niger e basta, abituarlo alla scagliola sarà difficile. Oppure non chiedete, ma occhio alle mangiatoie.

9- Fate attenzione, nei trasportini e nelle gabbie in cui sono contenuti i soggetti che avete deciso di acquistare, alle feci... se sono liquide o semiliquide, guardatevi bene dal fare acquisti.

10- Acquistate, se potete, negli allevamenti o all'ingabbio o da persone di fiducia conclamata, ma fate attenzione alle mostre scambio, dove in molti casi, si portano scarti d'allevamento che, a contatto con ulteriori scarti d'allevamento di centinaia di vicini, potrebbero essere esposti ad agenti patogeni. In ogni caso, quando tornate a casa, fate effettuare ai vostri nuovi acquisti, una quarantena... senza antibiotici a cavolo... basta acqua fresca e mangime buono. E un po' di tranquillità.

Piero Russo

L'allevamento dell'organetto

L'organetto è un grazioso fringillide brunastro di circa 13 centimetri. Adulti: se ne conoscono parecchie varietà che differiscono l'una dall'altra per piccoli particolari. Il Carduelis flammea cabaret, tipico della Gran Bretagna, è leggermente più piccolo del fringuello ed è bruno-rossiccio sul dorso, con fronte rossa, mento nero e duplice barra alare color camoscio (il maschio ha petto e groppone rosa). Il Carduelis flammea flammea, nativo della Scandinavia, è lievemente più grande e notevolmente, più chiaro, con duplice barra alare bianca. Il Carduelis flammea rostrata, originario della Groenlandia, è ancor più grande e più scuro, col becco più robusto. La corta coda biforcuta è una caratteristica generale. Poca e a volte impercettibile la differenza tra giovani maschi e femmine. Il maschio adulto ha il petto rossastro, colorazione che interessa soltanto la calotta nella femmina. Juvenes: i giovani della varietà cabaret portano una minuscola macchia grigia sul mento, non hanno tinteggiatura rossa sulla testa e mostrano le parti ventrali più pesantemente striate che non gli adulti. L'Organetto risiede nelle foreste di conifere di tutt'Europa e parte dell'Asia. In natura si riproduce da fine Aprile a Luglio, in concomitanza con la fioritura delle numerose erbe prative di cui si ciba, anche se non disdegna qualche insetto che raccoglie direttamente sul terreno.

Esperienze d'allevamento
Da fine anni '90 possiedo numerose coppie di organetti delle sottospecie Cabaret e Rostrata, con relative autorizzazioni alla detenzione, concessemi dalla Provincia di Foggia. Il mio primo impatto con questo grazioso fringillide risale ai mondiali di Pescara, dove acquistai una coppia di nero bruni da Dino Dorigo. Poi il vero amore agli Internazionali di Bari, dove conobbi un grandissimo allevatore, Domenico Carlomagno, serio e mai parco di consigli. Da lui acquistai il mio primo "portatore", un maschio ancestrale che, accoppiato ad una splendida "bruna" ha dato origine ad un buon ceppo di Organetti Cabaret. Premi su premi alle mostre, locali ed internazionali, la passione per questo piccolo fringillide è cresciuta progressivamente. I pulli di Cabaret, bellissimi, attiravano l'attenzione dei numerosi visitatori del mio allevamento. Insieme all'amico Angelo Piteo avevamo messo su dodici coppie che solo a guardarle davano soddisfazione. Qualche acquisto in Belgio, quattro soggetti mutati della sottospecie Rostrata e l'allevamento era fatto! L'organetto è un animale molto delicato ma, se ben tenuto, risulta essere longevo. Per quel che riguarda l'alimentazione, ai miei soggetti fornisco una dieta base composta da una miscela i per canarini, con aggiunta di un misto per Diamanti di Gould, Perilla, Lattuga bianca e una manciata di miscela per indigeni. Nel periodo di riposo fornisco del "budino", di cui parlo in un apposito post . Non manca mai nelle gabbie dei miei soggetti il grit e il carbone vegetale, imprescindibili nei periodi della cova e della muta. Centocchio, Borsa del Pastore, Dente di Leone e Cicoria selvatica sono molto graditi. Per stimolare i novelli ad esercitare il becco, una spiga di panìco è un vero toccasana. Nel mese di Marzo - nella mia Foggia la bella stagione arriva molto presto - inizio la somministrazione del “budino” a tre uova (solitamente è a due) e le organette incominciano freneticamente a portare nel becco materiale mentre i maschi cantano (una melodia flebile, ma piacevole). Questo andirivieni continua anche per settimane, poi d'improvviso un nido perfetto e le uova. I maschi divengono un po' turbolenti e disturbano le compagne intente a covare, perciò sarebbe meglio tenerli sotto controllo, per evitare qualche spiacevole inconveniente (uova rotte, nidi sfilacciati, ecc…). Le femmine sono buone covatrici ed imbeccatici. C'è sempre, tuttavia, qualche malandrina che depone regolarmente, ma di sedersi sul nido non vuol saperne. Di norma evito di usare canarine come balie, perché preferisco selezionare un ceppo che provveda da sé alle cure parentali. Cercando di "infrascare" il nido con rami di Pino, Abete o Cipresso, di solito il problema- cove si risolve da sé. Dopo undici - dodici giorni, le uova (da tre a sei, ma a volte anche sette - otto) si schiudono. I piccoli si rendono indipendenti a circa 25 giorni. A questo punto un piccolo consiglio: evitare di fornire un'alimentazione troppo riscaldante durante la cova (Canapa, Niger, Avena, Camole). Essendo un animale a fattore rosso, l'organetto deve essere colorato. A circa 40 giorni utilizzo del colorante rosso nel pastoncino. Per riconoscere i maschi (che solo al secondo anno porta il colore rosso sul petto), uso togliere qualche piuma dalle zone d'elezione e aspettare che ricresca. Nella prossima stagione riproduttiva disporrò soltanto di coppie cabaret, che preferisco alle altre sottospecie: durante gli anni ho acquistato soggetti da Carlomagno, Dorigo, Marino Saclusa di Domodossola e Angelo Piteo. Adesso, da qualche tempo, sto stabilizzando un ceppo mio, poiché voglio selezionare soggetti molto tipici, che però siano imbeccatori perfetti (e in questo, qualche soggetto di Angelo Piteo mi è di grande aiuto).

Il budino, un alimento completo per allevamento e mantenimento


Per l'allevamento dei novelli, ma anche durante la muta e il mantenimento, utilizzo una specie di "budino".
Ecco come lo ottengo: iniziamo a versare in una scodella il contenuto di un bicchiere di latte



Solitamente, il budino lo preparo con 2 uova (tuorlo ed albume), che acquisto al supermercato (quelle delle campagne sono solitamente meno controllate), ma in fase di imbecco dei nidiacei, un uovo in più non guasta. Poi mescolo il tutto con una forchetta, e aggiungo un cucchiaio di miele millefiori da coltivazione biologica.




Inserisco il tutto nel forno a microonde
(funzione Grill) per cinque minuti. Il composto inizierà a gonfiarsi e ad assumere consistenza. Diventerà una specie di budino.





A cottura ultimata, ecco come si presenta il budino. Con la forchetta, cerco di drenare l'acqua in eccesso e la elimino. Al composto, così preparato, aggiungo pastone CéDé (ma va bene anche il pane grattugiato) a cui ho mischiato mangime per pulcini (primo periodo).
Aggiungo al tutto un complesso vitaminico (Chezoovit), come segnalato da un grande allevatore di fringillidi, Franco Monopoli. Ed il composto è pronto per essere somministrato a tutti i miei fringillidi, che hanno dimostrato di gradire enormemente questa pietanza (che, volendo, può essere utilizzata "mischiata" con i semi germinati o con i pisellini "Primavera" decongelati.

Ovviamente, questo composto deve essere somministrato subito, ma cambiato di frequente (ammesso che non lo finiscano), soprattutto nei mesi caldi (poiché è soggetto a fermentazioni).
Può essere conservato in frigorifero per massimo tre giorni. Se tenuto tanto tempo, tende ad ammuffire e fa male.


E adesso, v'invito a guardare questo organetto: ha 11 giorni di vita e già appetisce questo composto. E' straordinario vedere un animaletto così piccolo e già così vorace.
Il soggetto in questione contendeva la mangiatoia alla madre. E' cresciuto benissimo e ha anche vinto il titolo di campione interregionale della Puglia e della Basilicata.
La qualità delle immagini non è eccezionale, ma sono state scattate con un atch(e) {}">(Piero Russo)





Il Fanello nordico nel profondo sud

Quando si parla di fanelli, il sottoscritto ‘drizza le orecchie’, a differenza di molti ornicoltori, che identificano questi uccelletti come una sorta di diavoli saltellanti e mai domi. Ed in effetti il fanello, in genere, è un animale molto forastico, che difficilmente, anche se nato in cattività da generazioni, si adatta alla vita captiva. Tutt’altro discorso va fatto per il cugino del nostro indigeno dal canto melodioso, e cioè il fanello nordico.
Identikit
Appartiene alla specie dei carduelis (mentre fino a qualche anno fa era classificato negli acanthis) ed è parente stretto del fanello, anche se a vederlo sembra una via di mezzo tra lo stesso fanello e l’organetto. Anche la taglia è intermedia tra le due specie, mentre lo stesso non può dirsi per il bel petto rosso evidenziato dai maschi di fanello nostrano ed organetto, che il fanello nordico non mostra. Lo chiamano anche “Fanello a becco giallo” ed è originario dell’Europa settentrionale e dell’Asia minore, dove sopporta temperature rigidissime. Una sfida per chi, come me, vive a Foggia, nel profondo sud, dove ad agosto non è difficile che la colonnina del mercurio superi i 45 gradi. Erano anni che speravo di entrare in possesso, o almeno di vedere, di un fanello nordico ed un fanello dello Yemen. Per la seconda specie pare che, vista la chiusura delle frontiere per la discutibile paura dell’aviaria, dovrò aspettare qualche anno. Il fanello nordico lo avevo sempre immaginato come un grosso fanello nostrano, meno bruno e più slavato: quando li ho visti per la prima volta in occasione di Fringillia ho notato che in effetti la mia immaginazione lascia un bel po’ a desiderare. Ne ho acquistati quattro. Quel che ho constatato di persona, appena entrato in contatto con questi volatili, è che sono calmissimi, sembrano quasi canarini. Un’assoluta novità per chi cerca di allevare i fanelli (nonostante sia in possesso di tre coppie di nostrani straordinariamente calme).
L'allevamento e l'alimentazione
Li ho alloggiati in una gabbia da 90 centimetri all’aperto (il mio allevamento è sul balcone di casa) e ho somministrato loro un misto base, ciò che fornisco a tutti gli uccelli in mio possesso (allevo organetti e fanelli): misto per canarini con perilla, ‘tagliato’ con misto per diamanti di Gould. Niente miscugli per indigeni, perché secondo me, almeno a Foggia dove fa molto caldo, molti dei semi in essi contenuti (quelli più oleosi), sono soggetti ad irrancidire prima di altri e potrebbero fare male ai miei piccoli. Una base bilanciata, anzi, preconfezionata dalle ditte preposte alla vendita dei miscugli per uccelli, è più che sufficiente. Ovvio che l’alimentazione da me fornita non si limita ad un misto di semi: il fanello nordico, a differenza di molti altri indigeni schizzinosi, mangia un po’ tutto e tende ad assaggiare qualsiasi alimento metta a sua disposizione. Oltre ai semi, dunque, fornisco ai fanelli nordici mela, centocchio, le arance del Gargano (che posso trovare durante tutto l’arco dell’anno), tagliate a metà e poste in apposite vaschette (le svuotano e lasciano solo la buccia), e poi cetrioli, pomodori, spinaci, portulaca e melone giallo. Divorano tutto, anche un pastoncino che preparo io stesso, mescolando un po’ di pastone del commercio e lo sfarinato “primo periodo” che si somministra ai pulcini ed ai tacchini: io lo uso per asciugare i semi germinati, che da marzo a settembre, non faccio mai mancare. Durante la cova preparo un budino, che ottengo amalgamando due uova (tuorlo ed albume) ed il latte contenuto in un bicchiere. Questo composto lo passo al microonde finché non diventa denso, poi lo verso in un piatto, lo porto a temperatura ambiente e lo conservo in frigorifero. Lo fornisco ai fanelli ed agli organetti a cubetti e – tanto per cambiare – non ne trovo traccia.
Esperienze d'allevamento
Il mio primo dubbio, presi i fanelli a becco giallo, era quello di formare le coppie: niente di più facile, grazie anche all’aiuto di un grande amico e grandissimo allevatore, Jean-Eric Adam, belga di Liegi, che mi ha insegnato che il dimorfismo nel fanello nordico è evidente: il maschio ha il codione rosso cremisi, la femmina no. Una differenza che si nota poco, soprattutto se non si colora il fanello nordico durante la muta. A questo punto un altro problema: ma il nordico si colora o no? C’è chi non somministra colorante, per non intaccare lo splendido giallo del becco. Io ho risolto il problema: somministro solo betacarotene (niente cantaxantina) e in una modesta quantità, giusto perché il mio occhio possa delineare il dimorfismo. Formate le coppie a dicembre, sopraggiunge il timore di perderle: si dice che i fanelli nordici siano soggetti alla coccidiosi che soffrano il caldo, che siano delicatissimi… evidentemente la mia è fortuna, visto che ho perso uno dei due maschi, ma solo per colpa della solita gazza, che aveva deciso di portare ai suoi piccoli un pasto non convenzionale. Rimasto con un maschio e due femmine, non mi sono perso d’animo e ho atteso la primavera: verso maggio in allevamento ho constatato che il maschio stava andando in amore, e non faceva nulla per nascondere il periodo di gran forma: l’unico inconveniente, se così si può chiamare, era che cantava esattamente come un cardellino. Evidentemente il nordico, come il cugino nostrano, è un buon imitatore e il mio ‘incardellato’ si era prestato a far scuola di canto, visto l’ottimo allievo. A metà maggio una delle due femmine ha iniziato a strapparsi le piume dal petto: la voglia di nidificare era arrivata. Ho inserito un nido interno per canarini, che non ho infrascato, ma ho posto sulla parete frontale della gabbia, che all’esterno avevo tappezzato con piante finte da acquario: le ho dato un po’ di iuta e ha iniziato a giocherellare, trasportando il materiale ovunque, inseguita dal maschio eccitatissimo. Dopo circa dieci giorni ecco il primo uovo, deposto nel cestino, senza iuta: ho provato con crini animali, fibra di cocco, ho strappato i fili vegetali che si trovano intorno alle palme, numerose nella mia città… tutto inutile, la fanella non sapeva da dove cominciare. A questo punto ho preparato a mano un nido, il cui incavo è stato arrotondato con una lampadina calda, e la femmina l’ha accettato di buon grado. Tre uova, tutte piene. Non uso balie di alcun genere, per cui la scelta era obbligata: avevo bisogno di una fanella nordica adatta alle cure parentali. Fortunatamente mi è andata bene: tre uova schiuse, neanche un decesso. Un maschio e due femmine, cosa chiedere di più? Il gran caldo era giunto, e i fanelli nordici non mostravano grandi segni di sofferenza: l’importante era avere il bagno sempre a disposizione, con l’acqua sempre pulita. Ho notato che la loro attitudine a bagnarsi è quasi maniacale, dunque perché mai scontentarli? Intanto anche l’altra femmina aveva mostrato segni di inquietudine: anche in questo caso nessuna attitudine alla costruzione del nido e, sfortunatamente, nessun uovo fecondo. Il maschio, alla sola vista di questa seconda femmina, spinto da un inspiegabile astio, dava vita ad inseguimenti e scene di una violenza tale da indurmi a separare i due. Per quest’anno ho a disposizione un altro maschio, splendido, che ho acquistato da Jean Eric, staremo a vedere se nascerà feeling con la ‘vedova’ della scorsa stagione cove. Nel profondo sud, a Foggia, questa la mia conclusione, il fanello nordico sopravvive benissimo, si riproduce, canta, si adatta all’alimentazione del ‘mio’ Gargano. Sto cercando di ‘contagiare’ un ottimo allevatore di organetti, Angelo Piteo, anch’egli foggiano, ad allevare il nordico: partirà da una coppia. Io continuerò la mia avventura con tre famigliole che, unite alle tre coppie di fanelli nostrani (specie che, da quel che si è notato, adoro) e a nove di organetti cabaret, costituiranno la ‘squadra’ per la stagione cove 2007, quella in cui potrò confermare che, se ben osservati, anche i delicati fanelli nordici si adattano a qualsiasi temperatura, anche a quelle della “caliente” Puglia.
Piero Russo
(articolo pubblicato da Alcedo)

L'allevamento dei serinus

Il mondo dei serinus, soprattutto di quelli africani, è molto variegato e fornisce a chi li alleva grandi soddisfazioni ma anche grosse delusioni. Quelli più allevati in Italia sono il mozambico, il cantore d’Africa, il canarino ventre bianco o dorsostriatus, il canarino gola nera, l’alario e l’alario di Damara. Premesso che non credo in regole fisse d’allevamento, (perché basta variare la latitudine della città in cui si alleva, o l’altitudine, ma anche la semplice esposizione dello stesso allevamento, per variare le suddette regole) descriverò le esperienze personali d’allevamento dei serinus. I serinus vanno preferibilmente allevati in un locale al chiuso, e questo perché molti di essi appartengono all’emisfero sud della terra, dunque iniziano a covare a settembre e smettono a marzo, mesi in cui in un allevamento europeo all’aperto fà forse troppo freddo. La mia esperienza mi ha fatto capire, in ogni modo, che i serinus sono animali molto robusti e che - se ben acclimatati – possono certamente vivere anche all’aperto d’inverno, e in qualche caso anche portare a termine le cove con temperature rigide.


L’acquisto.
L’acquisto dei serinus deve essere fatto prevalentemente presso allevamenti di conclamata serietà, e questo perché le zampette di questi piccoli amici alati possono essere anellate con anello a (che è quello previsto dai regolamenti) senza grossi problemi. Trovandosi ad acquistare soggetti di cattura, comunque, è importante notare alcuni particolari importanti: quasi sempre i mozambico e i cantori d’Africa soffrono di disturbi agli occhi. Lo si noterà facendo attenzione ai soggetti nei gabbioni: scegliere sempre quelli con occhi ben aperti e vivi. In caso contrario, io utilizzo acqua ed acido borico per sciacquarli: nella maggior parte dei casi guariscono, anche perché suppongo che questo problema sia provocato soprattutto dallo stress dell’importazioni in gabbioni e trasportini che si trasformano in veri lager, con migliaia di uccelli ammassati. Altro particolare da affrontare è l’addome: soprattutto tra gli alario d’importazione, scegliere i soggetti con ventre lievemente arrossato non è un male, se si preferiscono a quelli con la pancia gialla e apparentemente grassa. Questi ultimi soggetti sono trattati con antibiotici e, con l’acquisto e dunque con l’interruzione della somministrazione dei medicinali, potrebbero morire.

Il mantenimento.
Acquistati i soggetti, non eseguire alcuna cura antibiotica. Al massimo somministrare un prodotto a base di vitamina B (epatoprotettrice) e K (antiemorragico). Sarà più che sufficiente. I serinus in genere non sono abituati a mangiare centinaia di specie di semi come gli spinus: la loro alimentazione deve essere curata bene, perché con grande facilità hanno problemi di fegato. Il misto da somministrare è composto da 50% di scagliola e 50% di misto esotici (io utilizzo quello per diamanti del Gould, che è più ricco). Nessun seme nero. Al massimo alla miscela così composta si può integrare una spolverata di lattuga bianca e cicoria, ma senza esagerare. Il pastoncino del commercio, sia esso morbido o secco, non è quasi mai gradito, così come poco gradita è la vaschetta del bagnetto (nelle zone aride in cui vivono, i serinus preferiscono fare bagni di sabbia per eliminare dal corpo i parassiti). Durante il periodo della cova utilizzo la frittatina per l’imbecco, ma la snobbano quasi sempre. La frittatina è da me preparata in questa maniera: un bicchiere di latte, due uova (tuorlo ed albume). Mescolare fino a che non si forma un composto semi-denso. Poi aggiungere un cucchiaino di semola ed un cucchiaio di miele. Al termine della cottura aggiungere al miscuglio una manciata di buffalo (piccole tarme che si vendono già bollite e surgelate). Versare in un piatto e lasciare asciugare. Conservare in frigorifero e tagliarla a cubetti (come si fa per la polenta) per utilizzarla un po’ per volta. Ogni tanto somministro ai serinus del centocchio fresco o del dente di leone, che dimostrano di gradire particolarmente.
La riproduzione.
C’è chi alloggia i serinus in gabbie da 60 centimetri e riesce a farli covare. Probabilmente è vero, ma io utilizzo gabbie da 90x40 con divisorio. I nidi preferiti dai serinus sono quelli di vimini (diametro 8 cm) ben infrascati, ma anche quelli esterni a cassetta. Molti serinus (i petto citrino, ad esempio) hanno delle placche luminescenti ai lati del becco, placche che mantengono per una decina di giorni dalla nascita. Questo è segno che probabilmente in natura nidificano anche nei tronchi cavi di piccoli alberi, dunque è possibile farli covare in piccole cassettine nido del tipo utilizzato dai passeri del Giappone. Le femmine iniziano a dare segni di inquietudine e cercano di strapparsi le piume dal petto, segno che sono pronte a nidificare. I maschi cantano a squarciagola e partecipano alla costruzione del nido. Solitamente l’incubazione delle uova va dagli 11 ai 15 giorni. Le femmine di serinus (salvo qualche naturale eccezione) sono ottime imbeccatrici e non necessitano né di balie né quantomeno dell’aiuto dell’uomo. L’importante è lasciarle in pace e basta. I maschi sono docili, ma molte volte rompono le uova perché desiderosi di accoppiarsi nuovamente. Ho notato, inoltre, che nella maggior parte dei casi, attaccano i piccoli non appena usciti dal nido, perché forse vedono in loro possibili pretendenti al trono. Uccelli territoriali, dal canto splendido, di facile adattamento, i serinus non sono molto allevati anche perché forse se ne importano ancora un po’ troppi. Il Ghana, però, da qualche anno ha vietato le esportazioni. Magari si alleveranno mozambico o cantori d’Africa quando saranno rari e costeranno una barca di soldi. Per adesso con 20 30 euro è possibile acquistare buoni soggetti d’allevamento. Cifre irrisorie che fanno desistere dall’acquisto di soggetti di cattura.

Piero Russo